Quando il corpo manifesta tensioni, disturbi del sonno o dolori che la medicina non riesce a spiegare fino in fondo, la tentazione è di considerarli un problema esclusivamente fisico o, all'opposto, "immaginario". Nella pratica clinica si osserva una terza possibilità, più utile: il corpo sta comunicando qualcosa che la mente non ha ancora trovato il modo di dire diversamente. Questa pagina approfondisce come, nel mio studio di Catania o online, il lavoro clinico affronta i disturbi psicosomatici e la gestione dello stress cronico.
Cosa si intende per disturbi psicosomatici
I disturbi psicosomatici comprendono sintomi fisici reali — tensioni muscolari, disturbi gastrointestinali, cefalee ricorrenti, disturbi del sonno, affaticamento cronico — che si presentano in assenza di una causa organica sufficiente a spiegarne l'intensità o la persistenza, o che vengono chiaramente aggravati da fattori emotivi. Non si tratta di sintomi immaginari: il dolore è reale quanto quello di un'origine puramente organica; a cambiare è la natura di ciò che lo alimenta.
Come si manifestano: i segnali più comuni
Chi vive questo tipo di disagio riconosce spesso: sintomi fisici che si intensificano nei periodi di maggiore stress o tensione emotiva, anche quando non se ne è consapevoli nel momento stesso; una stanchezza cronica che il riposo non risolve; disturbi del sonno legati a un pensiero che non riesce a fermarsi; una difficoltà, spesso di lunga data, a riconoscere e nominare le proprie emozioni prima che si traducano in sintomo corporeo; un percorso di accertamenti medici che esclude progressivamente cause organiche, senza però risolvere il sintomo.
Una lettura clinica del sintomo
Il corpo come luogo dove si deposita ciò che non trova parole
Non tutte le emozioni trovano, in ogni fase della vita, un canale per essere riconosciute e comunicate. Quando questo accade, il corpo può diventare il luogo dove quel vissuto si deposita — non per un difetto della persona, ma come una delle strategie più antiche di cui la mente dispone per gestire un carico che altrimenti non saprebbe dove collocare.
Perché il sintomo non va semplicemente rimosso
Lavorare su un sintomo psicosomatico significa affiancare alla cura medica, che resta necessaria, un'attenzione diversa: non chiedersi solo "cosa non va", ma cosa quel corpo abbia imparato a portare da solo, per quanto tempo, e perché. Rimuovere il sintomo senza comprenderne la funzione rischia di lasciarlo tornare, magari sotto altra forma.
Come si articola un percorso clinico per i disturbi psicosomatici
Il primo colloquio serve a ricostruire la storia del sintomo — quando è comparso, in che fase di vita, con quali eventi coincide — sempre in stretto raccordo con il percorso medico già intrapreso, che resta la sede propria per la diagnosi e la cura del sintomo fisico. Il lavoro psicoterapeutico procede in parallelo, con cadenza generalmente settimanale, e non sostituisce in alcun modo la valutazione e il trattamento medico, ma li affianca.
Domande frequenti sui disturbi psicosomatici
No. Il dolore psicosomatico è reale quanto qualsiasi altro: cambia la sua origine, non la sua intensità né la legittimità di essere curato e ascoltato.
No, in nessun caso. Il lavoro psicologico affianca il percorso medico, che resta indispensabile per la diagnosi e la cura del sintomo fisico; i due percorsi procedono in sinergia, non in alternativa.
Non è quantificabile a priori: dipende da quanto a lungo quel sintomo ha svolto la sua funzione silenziosa e da quanto è radicato nella storia della persona. I tempi vengono valutati e ridiscussi nel corso del percorso.
